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| About Andros |
| Home | Biografia dettagliata Un giorno Andros è nato, e questo episodio, banale per i più, ha completamente stravolto la sua esistenza... Detailed biography One day Andros was born and this episode, for most of us banal, has completely twisted his existence... ________________________ Spesso i siti d'artista ospitano testi critici di questo o quell'esperto che lodano e imbrodano il talento degli artisti che hanno fatto espressa richiesta di quelle lodi. Difatti, oggi gli artisti raramente lavorano su commissione, visto che scarseggiano, ma in compenso sono diventati dei committenti: di testi critici elogiativi. Da un bel po' di anni ho deciso di non inserire testi simili sul mio sito, pur avendone, tanto ormai quasi tutti sanno che si tratta di parole prezzolate e false e quindi anche quando capita che siano gratuite e sincere finiscono per stendere su tutto una patina di squallore. Spesso però mi chiedono “chi ha scritto di te?”, allora ho iniziato a pensare a come eludere questa domanda burocratica. Così, ho iniziato a rispondere “Giorgio Vasari”, e devo dire che alcuni non afferrano ed esclamano “ah, complimenti!”, magari pensando si tratti di un noto curatore museale. La cosa mi diverte, così ci ho messo poco a decidere di portare sul sito il gioco, cercando di rispondere ad alcune domande: cosa direbbe Vasari di quello che faccio se fosse vivo? E cosa direbbero altri celeberrimi esperti del passato? Probabilmente tutto il male possibile, non posso saperlo, ma ho provato a immaginarlo e a scriverlo usando il loro stile e le loro parole.
Ovvero: cosa direbbero di Andros gli esperti del passato?
Giorgio Vasari, da “Le vite dei meno eccellenti pittori, scultori e architetti” “Appresso porrò la vita di uno scultore del secolo XXI, il quale si pose nome al battesimo dell'arte Andros, egli imparò i principii dell'arte, lavorando singularissimi materiali, chiamati plastiche o resine et in queste intagliava e scolpiva con certe figurette di buona maniera. E dilettandosi molto piú de l’arte della scultura, maneggiava qualche volta colori e dilettossi molto in ciascheduna arte et in ogni professione fusse abile. Andros fu specchio
nella vita,
nell’opere, neii costumi et in tutte l’azzioni
umane, ma
facilissima era la facilità da lui esercitata nelle figure
che
davano ispavento e terribilità, spesso contro a la bellezza
di
membra, e nell’artifizio di corpi e morti che piú
simile ai morti
di quelli paia.
E
perciò, per capriccio de’ cervello
suo, piú tosto bestiale che umano, al biasmo piú
ch’alla lode si
sottopose. Fu costui dotato dalla natura di sí sgraziato
spirito, e
il cervello che aveva a continovi ghiribizzi di strane fantasie lo
tirava fuor de la vita, potendo egli guadagnare quello oro
ch’egli
stesso arebbe voluto, con quello che la natura nello scolpire e
’l
suo ingegno gli avevano insegnato. Ma non poté imparare che
farsi
danno alla propria vita.
Lontano da la
umana corruzzione e
l’aria pestilenziale de lo tempo suo; operava con la mente e
con le
mani nelle umane cose senza tempo. In questa strana arte invanito e
perdutovi il cervello lavorando a furore, sempre fu povero; e tal
cosa gli fé perdere tempo grandissimo et odiarlo da
infiniti, ma di
ciò egli non si doleva.
E nel vero chi riguarda a i fini delle cose, e curar dove ei può facilmente acquistar lode, invece di cercare con somma fatica venire in perpetuo biasmo, come fece Andros. Disprezzati gli emolumenti, lassati a parte gli amici, nulla curando la fama et il nome e fuggendo la pratica de gli uomini, si dispose alla solitudine. E solo finí il corso della sua vita, im preda della morte e della oblivione. Dopo morte non più perpetuato nel conspetto del mondo con le testimonianze delle sue statue terribili e di cervello, la voracità del tempo non ne ha solo scemate le opere, ma cancellato e spento il nome suo.”
Charles Baudelaire, da
“(Ri)scritti
sull'arte” “La prova
lampante dello stato
pietoso della scultura, che è comunque arte primitiva,
isolata e
complementare, è l'esempio disastroso delle opere, se
cosí si
possono chiamare degli oggetti insensati, di Andros.
Da quando è divenuta un’arte da salotto e da camera da letto, alla scultura si dedica anche chi non dovrebbe, e così persino Andros, le cui sculture però – sculture dipinte, si noti bene – sono talmente brutte e stravaganti da non poter certo sperare di finire in un salotto né in una camera da letto. Certo, per fortuna non tende al piacevole e non arriva agli abissi delle scimmie del sentimento, pessimi artisti intenti a impastare poesia e facili romanticismi. Si serve però del detestabile chic, che nella sua epoca è diventato kitsch, ed esagera con il dolente, il malinconico e il lugubre; inutili e insopportabili piagnistei recriminatori e moralistici. Il suo lavoro manca dell'immaginazione necessaria alle grandi composizioni, della fantasia delle forme, ma non è accademico; il suo primo difetto è una certa ingenuità, una sincerità fuor di misura nel lavoro, che dà alla sua opera un’apparenza di sciocchezza: è un esempio clamoroso della stupidità dell'arte del suo tempo. Pur sapendo che la pittura è piú bella della scultura, la quale è un’arte di ragionamento profondo, il cui godimento richiede per sé un’iniziazione particolare, vi si è dedicato poco e male, come del resto ad altre arti ancora. È questo infatti il suo più grande demerito: l'eclettismo, essere un cultore del dubbio. Il dubbio, causa prima di tutte le affezioni morbose nel mondo, e le cui devastazioni sono più grandi che mai. Il dubbio che ha generato l’eclettismo. Ma proprio l'imparzialità dimostra l’impotenza degli eclettici, gli uomini che con tanta larghezza si concedono alla riflessione, non sono esseri completi: gli manca una passione. Andros non ha pensato che l’attenzione umana è tanto più intensa quanto piú si restringe e circoscrive da se stessa il proprio campo di osservazione. Un abbraccio troppo ampio non stringe nulla. Per quanto possa essere abile, un eclettico è un uomo debole; poiché egli è senza amore. Non ha quindi un ideale né un’intenzione risoluta. L'arte non è una protesta calcolata, fredda, come un codice o una retorica, ma è violenta e istintiva, come il vizio, la passione, il desiderio. Per questo un eclettico non è un uomo, e quindi, anche se è un paradosso linguistico, Andros non è un uomo. Il dubbio lo ha spinto a invocare l’ausilio delle altre arti, gli esperimenti di mezzi contraddittori, l’inserto di un’arte in un’altra, tutte queste miserie moderne costituiscono il difetto più grave di Andros. In definitiva, l’opera di un eclettico non lascia memoria, come non ne ha lasciato quella di Andros.” Giulio Carlo Argan, da “Storia dell'arte italiana dopo il mio decesso.” “Poche le
notizie sicure della vita e
delle opere di questo artista minore morto tragicamente e che Vasari
descrive come uno scultore che “non poté imparare
che farsi danno
alla propria vita.” |
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