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Parole buttate al web dalla mia torre d'avorio 4°: Arrestate lo scultore!

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Turris Eburnea

Era un continuo. Per circa un mese mi sono sentito dire di tutto: ho persino scoperto espressioni e parolacce del tutto nuove per me. Mi si è aperto un universo, anche se loro avrebbero preferito aprirmi la testa, a bastonate.
Una mattina, il solito capannello di astanti era fermo davanti alle vetrine, commentando quanto orrende fossero le mie sculture; passarono due poliziotti, di quelli che pattugliano sempre la stessa zona e conoscono tutti. Ci fu una piccola sommossa: “Avete visto?”, “che schifo, fate qualcosa”, “dovreste metterlo in galera!”. Dal soppalco, come sempre, sentivo ogni cosa; mi affacciai per vedere, c’era di tutto: giovani, adulti e vecchietti, uomini e donne.
Probabilmente non erano mai stati tutti d’accordo su qualcosa; avevano aspettato il mio arrivo per compattarsi così bene.
I diversi sono da sempre un ottimo collante per il popolo: se sono di potere tutti li adorano, altrimenti, tutti contro!
Avevo gli occhi ancora collosi di sonno, non ero abbastanza sveglio da preoccuparmi; cosa poteva mai succedere, dopotutto?
Tante furono le insistenze della gente che i due poliziotti si videro costretti a suonare il mio campanello.
Andai ad aprire, continuando a pensare “cosa mai può succedere?”; ma devo ammettere che un filo di preoccupazione iniziava ad affacciarsi. Per fortuna, non ce n’era motivo.
I poliziotti erano due simpatici ragazzi dalla stretta di mano poderosa e sincera; mi dissero che in giro erano tutti preoccupati, che continuavano a chiamarli, a chiedere di intervenire: addirittura avevano paura che io fossi pericoloso.
Per un attimo mi chiesi se quella fosse davvero Milano, grande metropoli rotta a tutto, che ha visto e fatto di tutto, e non un paesino sperduto e arroccato sulle proprie superstizioni e su chissà quale montagna, dove le donne non possono aprir bocca e sono tutti “timorati di Dio”.
Cercai di rassicurarli, e giurai di non aver intenzione di fare a pezzi nessuno, almeno non in tempi brevi. Per fortuna, colsero la battuta e risero con me. Si appassionarono ai miei lavori, mi fecero un mucchio di domande tecniche, così scoprii che uno di loro aveva l’hobby del modellismo; finimmo col parlare di resine e gli diedi un po’ di consigli, lui ne fu contento e prese appunti. Ci lasciammo come vecchi amici.
Salutandomi, l’altro disse: “Adesso cerchiamo di calmarli un po’, diciamo a tutti che sei una persona a posto e vedrai che non ti daranno più fastidio”.
A me veramente non davano alcun fastidio; piuttosto, ero io quello che sembrava dare fastidio, e anche molto. In ogni modo, furono di parola, le critiche e gli insulti continuarono, ma da quel giorno smisero di augurarmi l’arresto, anche se qualcuno continuò ad auspicare la mia morte violenta.
Non si può avere tutto!

To be continued… [11/04/08 11:14 - Andros]              
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