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Parole buttate al web dalla mia torre d'avorio 12°: Il Maestro e il Professore

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Turris Eburnea


Cose che capitano quando si è vivi…
Qualche mattina fa, accendendo lo stanco e rumoroso computer dello Sciorùm, obsoleto come tutti i computer più vecchi di un giorno, trovo una sorpresina nella posta elettronica.
Infatti, tra le innumerevoli offerte di Viagra a buon prezzo, dribblando i vari “enlarge your penis”, scartando spam di varia e sospetta natura, cestinando duecento inviti a duecento mostre che quasi sicuramente nessuno andrà mai a vedere, e leggicchiando altri duecento inviti a mandare una mia opera per una collettiva in favore dei profughi del Krakatokistan, dei cuccioli di squalo affamati in via d’estinzione o dei sopravvissuti alle mozzarelle diossiniche, cosa trovo di bello? Un’occasione imperdibile.
Dandomi dello spett.le Artista, una galleria di Lucca m’invita a partecipare a un progetto.
In passato, qualcuno mi aveva appellato con “spettabile”, e altri anche con “artista”, ma mai nessuno mi aveva dato l’onore della “a” maiuscola; da buon egocentrico, mi faccio intenerire da questa cosa, e decido di leggere il resto.
La proposta è di quelle che fanno tremare le ginocchia, di quelle che possono cambiarti la vita: la partecipazione a un libro, con la foto di un’opera e una critica appositamente scritta per l’occasione nientepocodimenochè da uno dei critici d’arte più noti d’Italia; forse d’Europa?
Un tipo vittorioso, forse un po’ sgarbato, ma uomo di grande cucùltura. Roba da non credere! Una star come lui!
Ovviamente, mi avverte il gentile gallerista, per accedere al prezioso tomo, bisogna passare la selezione dell’Esimio Professore. Anche lui meritevole di maiuscola.
E ovviamente, ci tiene a farmi sapere l’esperto mercante d’arte, l’Artista, per avere l’incommensurabile onore di una paginetta con foto e critica vergata dal Grande Professore, deve sostenere delle spese.
E certo.
Ma ci tiene anche a rincuorare il mio portafogli, e a farmi sapere che su questo punto è giunto a un “vantaggiosissimo risultato”.
E io mi chiedo: vantaggiosissimo per chi?

Incuriosito oltremodo e con l’arrivismo in subbuglio per la grande fortuna che mi è capitata (oh, guardate che sono sarcastico, eh? No, perché si fa presto a fraintendere…), chiedo lumi sul costo dell’operazione, vagheggiando già di tappeti rossi stesi e di ingressi trionfali nella Storia dell’Arte: ammesso che l’Eccelso Professore mi ritenga degno delle Sue parole. Ovvio.
La risposta arriva presto, e stavolta viene data al gent.mo Maestro Andros; sono diventato maestro nel volgere di due e-mail. E anche stavolta con l’iniziale maiuscola!
A questo punto sono quasi commosso, e inizio a provare trasporto amoroso (bleah!) nei confronti di quest’uomo così prodigo di maiuscole… quale ego ipertrofico saprebbe resistere a una simile titillata?
Per pura curiosità masochistica, e per fare i conti in tasca ai volponi di turno, continuo a leggere e scopro che, per ottenere una paginetta sul libro, il Maestro deve sborsare 2.800 euro più Iva, che in stampatello fa 3.360 euro. Sempre che il Sommo Professore dia il benestare.

Ora, a parte il fatto che, tra maestri e professori, mi sembra di essere tornato a scuola, devo dire che è più che chiaro che questa offerta è vantaggiosissima per tutti, tranne che per gli artisti.
Di quante pagine sarà composto questo libro? Probabilmente tante quanti saranno i Maestri disposti a farsi prendere per la cattedra. E se non sono all’altezza dell’Immenso Professore? Ma a chi importa: non penso proprio che lui perda il Suo Prezioso Tempo a fare selezioni. I soldi hanno tutti lo stesso colore e sono la più convincente delle opere d’arte: un buon affabulatore trova due paroline buone anche per il più scadente degli artisti improvvisati.
Quindi tante pagine, e tanti bei soldoni nelle casse di gallerista, editore e Insigne Professore: anche se del libro non si dovesse vendere una sola copia.
Senza nulla togliere al Professore, il Maestro con 3.360 euro riesce a trovare almeno 3.360 cose più interessanti, utili e divertenti da fare; e se proprio vuole buttare i propri soldi, può sempre farlo con i gratta e vinci, se non altro parte di quei soldi finisce nel restauro delle opere d’arte.
Almeno, così dicono.
Sì, sì, lo so… anche i critici devono essere pagati, è un lavoro come un altro. Non ho mai sostenuto che debbano lavorare gratis: ma proprio l’artista deve pagare?
Il soggetto della critica che paga il critico?
E che razza di critica viene fuori? Che valore può avere? Potrà mai essere sincera e disinteressata se è pagata dall’artista stesso?
E come se un controllore fosse pagato dal controllato.
Come se un poliziotto venisse stipendiato da un criminale.
Come se un Presidente del Consiglio avesse in mano tutti i media italiani (ehm…).
Ma per favore…
I critici imparino a farsi pagare dalle gallerie, dai giornali, dagli editori o da chi per loro, e sparino liberamente le proprie critiche, positive o negative che siano; e gli artisti imparino a dire no a queste pagliacciate degne della peggiore italietta.

Ora mi resta un solo dubbio: come rispondere a tale cortese e generosa offerta?
Forse digerendo ad alta voce? Un bel ruttone Simpsoniano completo di vibrazione delle labbra.
O magari con un garbato invito? Mandandoli tutti a trotterellare con l’ano sulla punta di un iceberg.
Ecco, sono questi i dilemmi che mi lacerano…

To be continued… [13/06/08 08:57 - Andros]    
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