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| Parole buttate al web dalla mia torre d'avorio 14°: Titanic! |
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In
questi ultimi due mesi ci sono stati molti temporali, qui a Milano ci
hanno dato dentro un bel po’, e in tre occasioni la pioggia
è entrata nella mia torre d’avorio. La prima volta me la sono cavata con poco, ma la seconda mi sono trovato a camminare in dieci centimetri d’acqua, che in meno di mezz’ora aveva invaso l’intero piano interrato, laboratorio e magazzino compresi. Ho passato la notte a riempire e svuotare secchi d’acqua: più di cento. La terza volta, ho fatto in tempo a scoprire il punto d’ingresso proprio mentre l’alluvione iniziava: mentre l’acqua entrava, io la alzavo da terra con una paletta per la spazzatura, cercando di batterla sul tempo prima che si spargesse di nuovo per tutto il piano. Altra nottata memorabile. Chissà poi perché queste cose accadono sempre di notte, come se la pioggia sapesse che così può dare ancora più fastidio. Mi sembrava di essere sul Titanic, con la differenza che qui non c’erano prima, seconda e terza classe, c’ero solo io, capitano, equipaggio e passeggeri tutto in uno; in quel caso ero il mozzo addetto ad arginare l’oceano che premeva per entrare. Altro paragone efficace sarebbe l’Italia, anche quella è affondata da tanto, a nostra insaputa. Poi ho scoperto che le falle erano due, e nei giorni seguenti ho trovato acqua un po’ qui e un po’ lì, mentre la muffa iniziava a sbocciare ovunque, come fiori a primavera. Ora sto cercando di rimediare ai danni, prima che il Titanic affondi del tutto, e nel frattempo faccio la conta di morti e feriti, provvedendo a degna sepoltura e ricovero immediato. Legni e cartoni fradici, attrezzi arrugginiti, linoleum staccato da terra, pareti di cartongesso aggredite da muffe; sembra incredibile quello che può combinare un po’ d’acqua, in tempi così brevi. Ma è nel piccolo magazzino, dove riposano i miei lavori, che c’è stato il maggior numero di vittime; le pareti ammuffite facevano già pensare al peggio, e infatti, ho trovato molti dei miei dipinti su Chromolux (un cartone lucido) inzuppati e altrettanto ammuffiti, buoni solo per la discarica. Lo stesso valeva per alcune tele e tavole di legno, e persino per le cornici. Alcune sculture erano ancora in una piccola pozza d’acqua. Per fortuna, tranne poche eccezioni, le mie sculture sono di poliuretani e altre resine, materiali che resistono molto bene all’umidità. Il poliuretano, in particolare, dell’acqua se ne frega della grossa. Così, almeno per le sculture, i danni sono stati minimi e riparabili. Non sono di quelli che si affezionano alle proprie opere. A lavoro finito, un dipinto o una scultura fa la sua strada, che non dipende più da me; e non credo neanche che i dipinti che ho appena tumulato fossero chissà quali inestimabili capolavori. Eppure, devo ammettere che mi ha fatto un certo effetto vedere i loro cadaveri; è pur vero che io sostengo sempre di fare Arte Morta, ma c’è un limite a tutto! Tra i tanti futuri possibili per i propri lavori, non si mette mai in conto che possano morire annegati, in solitudine, al chiuso di un ricovero. Potrebbe sembrare quasi inutile averli fatti, ma so bene che non è così. Anche conoscendo la loro fine, li avrei dipinti lo stesso. Tra il fare e l’opera finita c’è una differenza enorme. L’opera è un prodotto del fare, e trova senso solo in se stessa. Fare quei dipinti, che ora non esistono più, ha invece avuto molti sensi per me; mi ha permesso di dar vita a quei dipinti, certo, ma mi ha anche dato il piacere di farli, mi ha impedito di sprecare il mio tempo altrimenti, e mi ha persino impartito degli insegnamenti, che mi sono serviti per i lavori successivi, e che mi saranno ancora utili per quello che farò in futuro. Giacché ogni cosa realizzata è il risultato di tutto quello che abbiamo fatto in precedenza. Ogni opera intrapresa è un piccolo passo verso quell’assoluto cui l’arte tende, e che asintoticamente non raggiunge mai. L’acqua ha cancellato le impronte lasciate da quei passi, proprio come il mare fa con le orme impresse sulla sabbia; ma questo non ha importanza. Ciò che conta, è averli fatti, quei passi. To be continued… [23/07/08 19:10 - Andros] |
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