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Turris Eburnea 
In quest’avventura, però, non voglio far pensare di essere stato solo contro tutti, non sarebbe vero fino in fondo; qualche piccola collaborazione, nata prima dello Sciorùm, è stata preziosa per mandare avanti la baracca, e c’è stato anche qualche articoletto sui quotidiani a darmi man forte.
Persino alcune persone della zona erano diventate frequentatrici abituali dello spazio; anche se io contavo più sugli inviti per riempire le inaugurazioni.

I fruitori erano quindi di due tipi: quelli del luogo, che rifiutavano in partenza quello che vedevano e dei quali ho già parlato in modo esteso, e quelli delle inaugurazioni, provenienti dal resto della città, o da fuori città.
Questi ultimi venivano perché conoscenti di chi esponeva o presentava, perché invitati da me o per aver letto dell’inaugurazione su internet o su qualche quotidiano; in un certo senso erano selezionati, di sicuro più interessati di chi si trovava a passare davanti alle mie vetrine per puro caso.
Le loro reazioni erano molto diverse, di solito erano stupiti e ammirati, dall’aspetto dello spazio e dalle opere esposte; ancora più stupiti per il fatto che un posto del genere esistesse e esistesse in una realtà periferica come quella.
Alcuni erano talmente colpiti che si rivolgevano a me come ci si rivolgerebbe a un condannato a morte: “Hai aperto una galleria proprio qui! Beh, coraggio…”. Come se avessi commesso un crimine e ora mi attendesse una lunga espiazione.
Poi mi chiedevano: “E la gente del posto come l’ha presa?”.
Sembravano davvero preoccupati. Solo ascoltando queste frasi mi veniva il dubbio di aver davvero corso un rischio.

Poi c’era sempre qualcuno che diceva: “Ma cosa ci fai qui? Non è il posto adatto per te, dovresti andare in un’altra nazione! Potresti avere più successo!”.
Chissà perché, la terra promessa è sempre altrove. E chissà perché, questo fantomatico “successo” è sempre in cima ai pensieri di tutti.
Non ho mai sofferto di patriottismo, proprio per nulla, ritenendomi biologicamente apolide non avrei problemi a lasciare questa terra, e non è detto che non lo faccia davvero in futuro; eppure, questa cantilena m’infastidisce, perché la sento da tutta una vita: quando vivevo a Napoli mi dicevano “ma che ci fai a Napoli? Dovresti andare a Roma! Lì c’è più movimento!”.
Quando mi spostai a Roma, cominciarono a dirmi “ma che ci fai a Roma? Dovresti andare a Milano! Ci sono più possibilità!”.
Ora che sono a Milano, mi dicono di andare fuori dall’Italia; questa storia delle possibilità non la bevo più, diciamo le cose come stanno: la verità è che sto sulle scatole a tutti e dicono così per mandarmi fuori dagli zebedei!
Sono sicuro che se andassi in Germania mi consiglierebbero di spostarmi in Inghilterra, da lì mi spedirebbero in Islanda e poi sarebbe un attimo ritrovarmi sul pack della Groenlandia, da solo, come il testicolo di un monorchide.

To be continued… [19/05/08 10:22 - Andros]      
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